prossimi appuntamenti sotto la stampa

Nella categoria lotta al carcere abbiamo pubblicato le date dei prossimi presidi contro il carcere e i relativi flyer

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Ecco le date con i prossimi presidi sotto la Stampa

elenchiamo le date dei presidi e i relativi flyer… stampa e diffondi!

27 settembre – 11 ottobre – 8 novembre – 13 dicembre – 31 dicembre 2009

 

 

Posted in lotta al carcere | Comments Off on Ecco le date con i prossimi presidi sotto la Stampa

Lugano – Due giorni di lotta

Un boato oscuro ha illuminato le strade di
Lugano con un fuoco di anarchico dissenso. Sabato 6 dicembre un
centinaio di complici e solidali hanno dato luogo ad un corteo in
sostegno dell’ ex-selva squat.
Il corteo, a cui hanno partecipato diverse realtà locali ed estere, è
partito dalla stazione e si è snodato per il centro di lugano
caratterizzandosi con slogan rabbiosi, scritte e discorsi.
Successivamente ci si è fermati di fronte alla ex casa occupata dove si
sono ricordati i 17 giorni di anarchia trascorsi tra quelle mura.
Nonostante il comune abbia murato e barricato le entrate, si è riusciti
a rientrare per appendere degli striscioni sulla facciata.
Tornati in stazione ci si è fermati nel sottopassaggio con l’intento di
continuare l’iniziativa, mossi dal proposito di attuare un’ occupazione
istantanea per far rivivere quei 17 giorni di autogestione. Purtroppo
l’evento è durato soltanto un paio d’ore; dopodichè a causa
dell’assedio poliziesco e dell’ insufficiente numero di presenti si è
dovuti andar via, non dopo aver mangiato, bevuto e ballato.
In ogni caso la volontà e la forza che abbiamo è la nostra principale
risorsa per far emergere una radicale opposizione alle attuali
dinamiche sociali.
In una città come Lugano, in cui il lusso, le banche, la speculazione
edilizia, la repressione contro gli immigrati fanno da motore urbano,
il corteo ha rotto gli schemi per un istante. E questo è solo l’inizio!

Domenica 7 dicembre il dissenso è tornato a farsi sentire sotto le mura del carcere "la stampa" a Lugano.
La nostra solidarietà ha abbatuto il silenzio carcerario attraversando
quelle mura e quelle sbarre. Per ore la musica ha risollevato l’animo
di chi è costretto a vivere in gabbia per aver violato il sacro codice
penale. Non solo la musica, ma anche la comunicazione diretta con i
detenuti ha caratterizzato questo presidio. Inoltre, ciò si è svolto
per esportare oltre confine il messaggio dei detenuti in lotta contro
l’ergastolo in Italia.
Per il secondo anno consecutivo migliaia di detenuti, ergastolani e
non, rilanciano la lotta contro il "fine pena mai". Lottare contro
questa condanna a morte diluita nel tempo, inflitta dal codice penale a
centinaia di prigionieri rappresenta solo l’inizio di una battaglia di
liberazione totale. Il carcere è il luogo in cui l’esclusione e la
segregazione regnanti nella società, trovano la massima espressione:
una società che pretende di risolvere i propri dislivelli e
contraddizioni con la repressione. Da qui è necessario sostenere quelle
situazioni di lotta autorganizzata con una propulsione dal basso per
poter finalmente sognare una realtà libera da sbarre, controllo e
oppressione.

Anarcoselvatici e selvatiche

Posted in racconto della breve vita del selva squat | Comments Off on Lugano – Due giorni di lotta

Oltre le mura di cinta della democrazia

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Per comprendere a fondo l’esistenza del carcere è necessario volgere uno
sguardo al funzionamento della società odierna. L’istituzione penitenziaria
vede le sue origini circa 200 anni fa, in concomitanza con lo sviluppo del
mondo industriale a regime capitalistico. Coloro che vengono trapiantati nei
centri urbani, destinati al ruolo di appendici della macchina, vengono relegati
ai gradini piu’ bassi della gerarchia sociale. In tal modo la schiavitù,
imposta dal nuovo modello di produzione, crea una sterminata massa di
diseredati. Precisamente in questo contesto le classi dominanti necessitano di
proteggere la proprietà dei mezzi capitalistici, indispensabili al corretto
funzionamento dello sfruttamento salariale. Fin da subito il carcere diventa
luogo di raccolta per tutti coloro che sono costretti a vivere ai margini di
questa nascente società. Il trend delinquenziale di allora rispecchia quello
attuale: gran parte dei reati commessi sono contro il patrimonio. Ma nel corso
della sua storia l’istituzione carceraria ha subito un’evoluzione, modificando
i propri connotati. Ormai è diventata un’isola nella città mediante la
costruzione dei suoi aberranti edifici in luoghi sempre piu’ appartati. I propri
regolamenti interni hanno assunto man mano un carattere sempre piu’
disciplinare: castighi e restrizioni per i piu’ indomiti, benefici e sconti di
pena per i piu’ acquiescenti. La censura è uno di questi metodi; utilizzata per
filtrare la comunicazione fra reclusi e non. Nelle scorse settimane alcuni
detenuti, rinchiusi alla “Farera” e alla “Stampa” di Lugano, hanno provato a
scrivere all’indirizzo postale aperto dal gruppo anticarcerario locale, ma cio’
è stato loro impedito. Rompere l’isolamento penitenziario e le ulteriori
limitazioni che lo caratterizzano è un passo fondamentale per cominciare a
immaginare la propria vita al di fuori delle mura di cinta della democrazia.

Senza censura

Contro ogni galera  

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.

Lunedi 1 giugno siamo tornati sotto il carcere della Stampa (Lugano)
per concludere il ciclo di presidi che da vari mesi svolgiamo. Appena
arrivati, la risposta dall’interno si é fatta prontamente sentire:
urla, saluti e ringraziamenti hanno scosso le fredde mura della
prigione. Comunicando oralmente con i reclusi e le recluse siamo venuti
a sapere che sono numerose le persone che dall’interno ci sostengono e
vogliono incrementare questa lotta di solidarietà, scrivendo al nostro
indirizzo. Ma tutte le lettere indirizzate a noi vengono bloccate dai
carcerieri. Non meraviglia tale atteggiamento ricattatorio da parte
della direzione. La lotta anticarceraria, mediante la realizzazione di
presidi dinanzi alla prigione, è una lotta sostanzialmente nuova in
Ticino. Adesso che si iniziano ad accendere le prime scintille di
solidarietà dall’interno, lo stato non puo’ permettere che uno dei
pilastri del suo sistema oppressivo possa vacillare. Questa manovra
repressiva non fa altro che alimentare la rabbia che ci unisce ai
prigionieri, al fine di concretizzarla tramite una maggiore costanza
nella lotta anticarceraria. La nostra risposta consisterà nell’
aumentare la frequenza di presidi sotto le mura, far conoscere la
situazione di sovraffollamento e  censura tramite volantinaggi,
incontri esterni con i famigliari e molto altro, affinchè sblocchino
l’invio di lettere verso il nostro indirizzo.

Per il presidio previsto per domenica 21 giugno chiediamo una forte
presenza di complici e solidali. Il presidio si svolgerà dalle 16 sotto
le mura del carcere preventivo La Farera e carcere giudiziario la
Stampa.

anarchici e anarchiche

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presentazione nuovi appuntamenti

Nella categoria "fuoco alle frontiere" sono state pubblicate le nuove date dei presidi a Chiasso

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Ricominciano i presidi a chiasso contro le frontiere

Elenchiamo le prime quattro date delle iniziative a Chiasso, nel parchetto di via Comacini.

 29 agosto 2009

19 settembre 2009

17 ottobre 2009

28 novembre

Ribadiamo che è importante la presenza in massa, perchè le testimonianze di violenze e umiliazione perpetrate dalle guardie di confine,securitas e polizia sono molte. Dobbiamo dare un chiaro segnale di risposta, costruendo un percorso comune di lotta e solidarietà con i migranti.

 

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Le nuove lotte anarchiche in Ticino

 

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La nostra esperienza di lotta radicale sul territorio ticinese é
cominciata quasi un anno fa, a partire dall’occupazione del selva squat a
Massagno lo scorso ottobre. La trasformazione di uno stabile abbandonato in uno
spazio di convivenza autogestita e di critica radicale alla societa’ di cui
facciamo parte è stata la prima tappa per focalizzare una serie di problemi,
volutamente lasciati irrisolti da questo sistema. In seguito allo sgombero del
selva squat, che ha portato all’arresto di 5 occupanti e di altre due
denunciate a piede libero (fatto per cui siamo ancora in attesa di giudizio),
il nostro percorso di lotta è proseguito, incanalando le nostre energie su due
aspetti cruciali insiti nell’ordine presente delle cose: il carcere e
l’isolamento a cui sono sottoposti gli immigrati, nella fattispecie quelli
stipati nel centro d’ accoglienza di Chiasso.

Mensilmente organizziamo sotto il carcere preventivo Farera e il
carcere giudiziaro la Stampa
di Lugano dei presidi di solidarieta’ ai detenuti. Per intensificare il
contatto con i reclusi abbiamo aperto un indirizzo postale a cui ci possono
scrivere e qui ci siamo imbattuti in un primo scoglio: la direzione
penitenziaria, su ordine della procura, ha impedito la spedizione della posta
verso il nostro indirizzo.

Per quanto riguarda Chiasso, numerose sono state le iniziative svoltesi
nel parco Comacini (presidi con musica e cibo), divenuto ricettacolo
pomeridiano per gli immigrati durante le uscite giornaliere dal lager d’accoglienza.
Il coinvolgimento dei migranti, in attesa dal tanto agognato permesso di
soggiorno o per alcuni lo status di rifugiato politico, è stato intenso; ragion
per cui è stato possibile raccogliere le testimonianze dei pestaggi e delle
torture subite al centro, e non solo, da parte della Securitas e dalle guardie di
confine.

Siamo solo all’inizio di questo tortuoso sentiero e la strada è ancora
lunga.

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Il ghetto dell’accoglienza

 

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Da un anno a questa parte,
portiamo avanti un progetto di presenza sul territorio di Chiasso,
concentrandoci sulla questione dei migranti. Infatti nella cittadina di confine
è presente il centro di registrazione dei richiedenti di asilo (il quinto della
Svizzera), crocevia del passaggio di uomini e donne che varcano il confine
elvetico in cerca di una realtà diversa dai paesi di provenienza. Ad
accoglierli non ci sono rose e fiori, come per chi giunge alle nostre latitudini
con capitali da investire o proposte economiche, bens
ì umiliazioni e violenza per mano delle guardie di
confine e della securitas. Quest’ultima è una società di sicurezza privata
utilizzata dalle classi del potere; tant’é 
vero che nel suo “curriculum” spiccano: trasferimenti penitenziari di
detenuti, operazioni di sicurezza e sorveglianza durante il Wef (World Economic
Forum)  a Davos e per ultimo, ma non da
meno, casi di infiltrazione e spionaggio, come per esempio quelli operati al
soldo della multinazionale Nestlé nel movimento Attac. Purtroppo le torture che
i migranti subiscono da parte delle “forze dell’ordine” non sono nostri slogan
o affermazioni astratte, ma trovano triste conferma nelle testimonianze che
abbiamo raccolto durante i presidi a Chiasso. Molti ragazzi ci hanno mostrato i
veri segni dell’accoglienza: lividi, volti tumefatti, morsi di cani aizzati
dalle guardie di confine e racconti di altre torture dipingono una realtà che
ai politici e alla polizia convenga resti nell’ombra. Per questo, in seguito ad
alcune nostre denunce pubbliche della situazione repressiva, sono seguite
immediatamente dichiarazioni a mezzo stampa ad opera dei vari rappresentanti
istituzionali e della polizia, che palesemente e senza nostro stupore,
rinnegavano tutto autoproclamandosi portabandiera della solidarietà umanitaria
e altre cazzate, con l’inutile intento di lavare dal sangue delle torture i
loro brillante distintivi, divise e codici della loro democrazia. Anche nel
resto del Ticino non si pensi che la situazione sia più tranquilla; anzi, la
polizia comunale di Lugano ha la fama di picchiatori e torturatori nelle realtà
di strada. Esistono due stanzini dove i torturatori in divisa hanno l’abitudine
di portare i migranti che fermano: uno è sotto il municipio di Lugano e l’altro
è situato in un sotterraneo della stazione adiacente al negozio di alimentari.
Le pagine dei giornali riportano solo gli eventi più eclatanti, come i
recenti  casi di due magrebini, il primo
“caduto” in circostanze mai chiarite dal sesto piano dell’autosilo Motta di
Lugano, il secondo si trova in fin di vita per essere fuggito durante un’ispezione
sul lavoro  in quanto irregolare. In
realtà molti altri episodi vengono deliberatamente omessi dall’informazione di
regime per non infangare l’onore e il rispetto di cui godono gli sbirri. Queste
loro mosse si incastrano perfettamente nel puzzle mediatico di
criminalizzazione dei migranti. Una criminalizzazione troppo semplice, composta
di luoghi comuni (spacciano, rubano, ecc..) che trovano nella quotidianità
anche dei pretesti  per essere avvalorati
(come è successo a Besso), ma che non va a monte del problema e punta il dito
sull’ultimo anello della catena. Per esempio, il consumo di cocaina, principale
merce dello spaccio di strada, è il risultato 
del bisogno di riuscire a sostenere i ritmi frenetici che la società
impone (lavorare, produrre, consumare): ritmi che non si riesce sopportare e,
con la paura di esclusione sociale e licenziamento, si colmano con la “polvere
magica”; oppure semplicemente additando l’immigrato, che viene a sua volta
sfruttato, di occupare posti di lavoro “riservato agli autoctoni”, senza
considerare che il problema è la stessa macchina lavorativa guidata dai
padroni. Troppo facilmente si classifica come criminale  chi varca i confini, dimenticandoci di quando
il capitalismo occidentale invade le loro terre,  saccheggiandole e devastandole, per sostenere
lo standard economico dei paesi industrializzati. Esempi  possono essere: il  neocolonialismo economico di multinazionali
che in Africa sfruttano le risorse locali  o i rapporti della Svizzera con la Turchia, che in cambio di
favoritismi sugli appalti per la costruzione di dighe, non esita a consegnare
prigionieri politici del PKK alla polizia turca.

Noi siamo decisi a continuare
il lavoro di controinformazione riguardo alle violenze della polizia, ma è
necessaria anche una risposta pratica che vada oltre la denuncia teorica. La
polizia non è una entità intoccabile; oltre il distintivo e le divise dietro a
cui si nascondo, ponendosi come garanti della sicurezza, ci sono solo
torturatori e servi del potere.

La nostra risposta si deve far
sentire agendo nel quotidiano. Colpo su colpo.

Se non tu, chi? Se non ora,
quando?

 

selvatica.noblogs.org       selvatici@canaglie.org   

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volantino distribuito durante le iniziative

E’ nostra intenzione creare a Chiasso, esattamente nel parchetto che
si affaccia su via magistri comacini, un momento dove la solidarietà,
l’odio per il razzismo e per i pregiudizi saranno i protagonisti
dell’iniziativa per coinvolgere l’intero quartiere.

Ovunque nel mondo esistono spostamenti di persone, sono sempre
esistiti sin dagli albori della terra. Un tempo, quando le nostre vite
erano ancora scandite dalle stagioni e dai tempi di raccolta di ció che
la terra disponeva, lo spostamento era un gesto compreso e reciproco
nei popoli. Poi il recinto, base nascente della proprietà privata,
portó ai primi “bisticci” legati all’ “invasione” del proprio terreno.
Adesso purtroppo, ci ritroviamo tutti dentro enormi recinti chiamati
confini, creati e mantenuti puramente dagli interessi economici, che
negli ultimi tempi imprimono, a chi li varca in cerca di fortuna o di
una vita migliore, il marchio di criminale o terrorista.

Ma chi è il vero criminale ?

Chi lascia le terre dove è nato per migrare in cerca di fortune, o
chi in doppiopetto seduto dietro luccicanti scrivanie da ordine di
bombardare e imporsi con la forza, le stesse popolazioni che poi si
presentano ai confini?

Chi si auto proclama società democratica e neutrale, ma poi
sguinzaglia la propria polizia nelle strade, alla ricerca di chiunque
sia “extracomunitario”, comunicando con loro unicamente con la lingua
di pestaggi e insulti, o chi nel silenzio dell’indifferenza che lo
circonda quotidianamente, reo di essere straniero, prende botte e
insulti dalle divise dello stato?

Chi nei ricchi salotti si scaglia in prima linea contro gli
stranieri ma poi ne approfitta sottopagandoli nelle proprie imprese, o
chi muore anonimamente sul lavoro per pochi franchi (o euro) ?

Chi pubblicamente, come Bignasca ( con il partito della Lega dei
Ticinesi), punta alla chiusura delle frontiere, ma poi rende schiave
alle catene della prostituzione ragazze “extracomunitarie”, o le stesse
ragazze che rimangono recluse nei night al “servizio” dei “bravi”
occidentali?

Il nostro non è un confronto per cercare come risposta la
compassione o l’innocentismo nei confronti dei migranti, ma deve essere
forte e unanime, per sorpassare quelle divisioni sociali che ci
inculcano tramite TV e media, che criminalizzando qualunque persona
provi a varcare i confini, difende a spada tratta l’operato dello stato
( rimpatri forzati, nuovi centri di accoglienza,..).

Torniamo a tessere reti di solidarietà tra chi è nella morsa dello
stato, non solo per ragioni di documenti, ma per tutte quelle serie di
ragioni che nutrono il malessere sociale ( carovita, sfruttamento da
parte delle agenzie interinali,…)cancellando le divisioni di
provenienza o colore della pelle, creando un fronte unito.
Nella vita quotidiana questo si traduce, per esempio, smettendo di
chiudere gli occhi quando ci imbattiamo in una pattuglia di polizia che
blocca uno straniero, cercando di ripeterci per auto convincerci, che
lo fanno per noi, per la NOSTRA sicurezza. Quest’ultima è infatti una
mera illusione creata e disegnata da chi ci vuole governare, per poter
aumentare il controllo delle nostre vite. La paura è governabile, la
rabbia no. Chi ci vuole governare questo lo sa e continuerà a
escogitare di tutto per alimentare questa paura, creando situazioni di
panico e allarmismo sociale ( es. le fantomatiche invasioni degli
stranieri-terroristi).

Vogliamo perciò proporre una serie di iniziative a Chiasso, dove
creare situazioni libere da razzismo, permessi e passaporti.
Semplicemente incontrandoci, liberandoci da quei pregiudizi che uno
dopo l’altro formano le catene legate alla paura del “diverso”.
Scoprendo che i “diversi”, quelli “pericolosi” non sono coloro che
scavalcano nella notte una rete di un confine, ma sono quelli che
seduti dietro ad una scrivania, si arrogano il diritto di gestire le
nostre vite.

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